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Prendersi cura del pianeta

“Accelerare e generare un cambio di rotta”
Secondo Marie-Claire Daveu, Chief Sustainability e Institutional Affairs Officer, lo choc provocato dalla crisi che ha toccato diversi ambiti – sanitario, economico, ma anche ambientale – ha fatto aumentare la presa di coscienza delle aziende a livello globale sulla necessità di potenziare e accelerare i processi di sviluppo sostenibile.

Marie-Claire Daveu, Chief Sustainability e Institutional Affairs Officer
Nel 2020 Kering ha presentato la sua strategia per la biodiversità. A quali sfide risponde?

La preservazione della biodiversità influenza in maniera decisiva lo sviluppo a lungo termine dell’intero pianeta, ma anche del nostro settore in particolare. Dal momento che le nostre attività dipendono fortemente dalle risorse naturali, la loro tutela è fondamentale per poter continuare a crescere in maniera accettabile e sostenibile. Per questo nelle attività quotidiane di Kering abbiamo avvertito l’urgenza di una strategia che permetta di rallentare la perdita di biodiversità. Già da diversi anni sosteniamo importanti programmi di conservazione e abbiamo messo a punto degli standard per la gestione delle materie prime e il benessere degli animali.


Tuttavia, le sfide della preservazione della biodiversità vanno ben oltre queste azioni. La crisi conferma le nostre convinzioni sulla necessità di prendere impegni rapidamente: la pandemia da Covid-19 è un nuovo segnale di allerta per la tutela degli ecosistemi indispensabili alla sopravvivenza del nostro pianeta. Secondo la piattaforma IPBES (Intergovernmental Policy-Science Platform on Biodiversity and Ecosystem Services), il 65% delle malattie infettive che stanno emergendo – tra le quali quella da coronavirus – sono zoonosi, provocate cioè da agenti patogeni che si trasmettono dagli animali alle persone. La diversità delle specie e la preservazione del loro habitat naturale è un elemento fondamentale che potrà proteggerci dallo sviluppo di future pandemie. La crisi ci invita quindi a potenziare le nostre azioni collettive a favore dello sviluppo sostenibile, adottando processi concreti e ambiziosi, in particolare sulla biodiversità. Il 2020 sarebbe dovuto essere l’anno della Biodiversità. Era stato previsto il Congresso mondiale della natura a Marsiglia, posticipato a causa della crisi sanitaria. Kering non si tira indietro e al contrario ha rafforzato le proprie ambizioni, i progetti e gli investimenti, in linea con la strategia per la biodiversità presentata a luglio 2020.

 

 

Quali sono le ambizioni e gli obiettivi concreti di questa strategia?

La nostra strategia, pioniera in quest’ambito, si basa su tre obiettivi: rallentare la perdita di biodiversità; ripristinare gli ecosistemi essenziali e proteggere le specie; dare impulso a un cambiamento sistemico nell’intera supply chain e al di fuori. Il nostro programma, articolato in quattro direttrici (Evitare, Ridurre, Ripristinare e Rigenerare, e infine Trasformare), ci permetterà di raggiungere questi obiettivi.

 

Subito dopo la loro presentazione abbiamo annunciato, insieme all’organizzazione Conservation International, la creazione del Regenerative Fund for Nature. Con un importo pari a 5 milioni di euro su cinque anni, questo fondo finanzierà i progetti che proporranno pratiche di agricoltura rigenerativa con effetti positivi per la natura, il clima e i guadagni degli agricoltori. I candidati hanno potuto presentare domanda da gennaio 2021 e non vediamo l’ora di assistere al lancio concreto dei progetti per trarne il massimo beneficio. L’obiettivo del progetto è convertire un milione di ettari di terreni coltivati e pascoli in spazi dedicati all’agricoltura rigenerativa, in cui verranno prodotte le materie prime per le nostre supply chain. È una fase chiave per il nostro impegno per “avere un impatto netto positivo” sulla biodiversità entro il 2025, che si affianca l’impegno di proteggere un ulteriore milione di ettari di habitat cruciali e insostituibili all’esterno della nostra supply chain. Il nostro impegno quindi è quello di trasformare e preservare due milioni di ettari di terra.

 

 

Cosa pensa delle dinamiche attuali nelle aziende relative allo sviluppo sostenibile?

Lo sviluppo sostenibile non può più essere un atteggiamento o una semplice tendenza. È una quesitone di sopravvivenza. Oggi esiste una coscienza collettiva che tuttavia non basta: è necessario che tutti gli attori economici accelerino e potenzino le loro azioni. Un attore del lusso come Kering deve offrire prodotti eccezionali in termini di creatività e ineccepibili dal punto di vista della produzione. Per questo svilupperemo ulteriormente le nostre innovazioni e i processi, su scala più grande. Mi riferisco in particolare alla conciatura delle pelli senza metalli pesanti messa in atto in alcune delle nostre Maison. Per la pelletteria questo processo è applicato già al 30% dei prodotti, il nostro obiettivo è raggiungere il 100% quanto prima.


Il successo dipenderà anche dalla volontà comune degli attori economici di unire le forze per produrre un vero impatto. Questo era lo spirito che ci guidava già quando abbiamo deciso di condividere in open source l’EP&L (Conto economico ambientale), uno strumento sviluppato da Kering per misurare il suo impatto ambientale in valore monetario e orientare al meglio le azioni per ridurlo. Anche il Fashion Pact è un segnale importante; questa coalizione che riunisce già il 35% degli attori dell’industria mondiale della moda inizia a dare impulso a importanti cambiamenti. È una corsa contro il tempo e il settore della moda svolge un ruolo centrale in questo processo, soprattutto promuovendo le collaborazioni tra aziende che condividono sempre più dati e buone prassi e creano così un circolo virtuoso.


Diversi segnali mi fanno pensare che le cose stiano andando nella giusta direzione. Innanzitutto, l’interesse per lo sviluppo sostenibile è sempre maggiore tra i clienti, soprattutto i più giovani. Inoltre, anche il mondo della finanza si evolve molto rapidamente con l’influenza sempre più grande della tematica ESG (ambiente, società e governance). L’importanza crescente di questi criteri spinge le aziende a essere più trasparenti e ad accelerare la trasformazione dei modelli di business, andando oltre la semplice compensazione di esternalità negative dirette. Questa dinamica crea un potenziale di trasformazione importante, che mobilita sia le Direzioni finanziarie, sia le unità aziendali che si occupano dello sviluppo sostenibile. Tutto questo mi porta ad essere ottimista. Per Kering, ma anche per tutti noi.  

 

 

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Quali sono state le sfide principali del 2020? In che modo i nostri team hanno affrontato la situazione? Quali sono stati i risultati di cui siamo più fieri? Quali sono le nostre priorità? I nostri obiettivi? Leggi le interviste a Jean-François Palus, Direttore Generale; Béatrice Lazat, Chief People Officer; Grégory Boutté, Chief Client & Digital Officer e Marie-Claire Daveu, Chief Sustainability e Institutional Affairs Officer.