0 risultati per ""

Maisons
|
26 giugno 2026
Nel 1967, quando i gioielli erano ancora riservati alle grandi occasioni e vincolati da codici rigidi, il fondatore di Pomellato, Pino Rabolini, ne propose una visione completamente nuova, fondata sulla libertà. Quasi 60 anni dopo, Pomellato continua a essere una delle voci più audaci del settore, un’eredità che prende vita in una mostra senza precedenti ospitata al Palais de Tokyo di Parigi. Attraverso fotografie d’archivio, collezioni iconiche e creazioni contemporanee, Le Joaillier Révolutionnaire ripercorre le cinque rivoluzioni che hanno definito la Maison: artigianalità, colore, stile, immagine e rappresentazione della donna.
Fin dall’inizio, la visione di Rabolini era chiara: il gioiello doveva essere audace, gioioso e profondamente legato all’individualità di chi lo indossa. Doveva nascere per una nuova generazione di donne sempre più indipendenti e accompagnarne naturalmente i movimenti.
Nel corso dei decenni successivi, la Maison ha continuato a sfidare le convenzioni, ridefinendo non solo l’aspetto del gioiello, ma anche ciò che può rappresentare quando è scelto dalle donne per sé stesse.
“Pomellato è nata in un’epoca di profonde trasformazioni, in cui le donne conquistavano maggiore libertà, indipendenza e visibilità. Pomellato ha dato vita a una visione del gioiello altrettanto rivoluzionaria: raffinata, sensuale e inequivocabilmente contemporanea”
Cresciuto in una famiglia milanese di orafi rinomata per la lavorazione delle catene, Rabolini attinse a questa tradizione per trasformare la catena da semplice elemento funzionale a vera e propria espressione creativa.
Da Ricciolo (1968), Catena Spiga (1987), Intreccio (1983) e Tre Ori (1993), fino al primo bracciale Gourmette (1967), le catene vengono concepite come strutture morbide e sensoriali, progettate per seguire il corpo. Presentate accanto a schizzi originali e immagini d’archivio, le creazioni esposte rivelano la competenza tecnica e il savoir-faire che si celano dietro la loro apparente semplicità. Ogni innovazione, dalle placche che si adagiano perfettamente sul collo ai meccanismi invisibili fino alle forme scultoree che nascondono completamente le chiusure, privilegia il comfort e il movimento rispetto all’ostentazione.
Con Catene (2021), una delle collezioni contemporanee più riconoscibili della Maison, le maglie rifinite a mano raggiungono una fluidità quasi liquida. In alcune creazioni, l’oro sembra addirittura scomparire sotto un fitto pavé di pietre: la caratteristica incastonatura irregolare della Maison rende il metallo quasi invisibile.
Proseguendo il percorso espositivo, i visitatori scoprono un universo di gioielli colorati scelti non solo per la loro rarità o il loro valore, ma soprattutto per la profondità cromatica, la matericità e la capacità di evocare emozioni. È la filosofia “Free Gems” di Pomellato: una sfida audace alle gerarchie tradizionali che ricerca la bellezza oltre le convenzioni.
Questa filosofia si esprime attraverso tagli e accostamenti audaci, pietre inattese – rubellite, peridoto, acquamarina, labradorite, topazio – e montature innovative che trasformano il colore in un linguaggio vibrante. Nelle collezioni storiche Mosaico (1997-1999), Mora (1996-1997), Rugiada (1999), Griffe (1995) e Caramelle (2004), le montature a griffe si trasformano da semplici elementi funzionali a protagoniste del design; i cabochon sono inondati di luce grazie ad ampie aperture posteriori e i pavé seguono ritmi volutamente irregolari. In Bisanzio (1993), una speciale tecnica di incastonatura libera le pietre da qualsiasi struttura visibile; lo stesso avviene in Lago (2001), dove la gemma appare come una luminosa goccia di colore incastonata nell’oro scolpito.
Con l’anello Nudo (2001), una pietra preziosa dal taglio brevettato, caratterizzato da 57 sfaccettature asimmetriche e fissata tramite un’incastonatura invisibile, sembra fluttuare sopra il dito in una pura esplosione di colore saturo. Un design iconico, reinterpretato negli anni in molteplici dimensioni e tonalità.
Anche nelle forme, Pomellato libera il savoir-faire dalle convenzioni, trattando il gioiello come una scultura da indossare: volumi generosi e ricchi, ispirati allo spirito milanese, al tempo stesso elegante e architettonico, audace ma rigoroso.
Gli orecchini Spirale (1967) esplorano forme geometriche; nei girocolli rigidi Gemelle (1971), oro bianco e oro giallo si incontrano in linee ondulate continue; la collana e il bracciale Tubolare (1999), pur presentando volumi rotondi e scultorei, si adagiano perfettamente sulla pelle.
Iconica (2017), con i suoi volumi arrotondati in oro, prosegue questa sensibilità milanese, mentre Pentagoni (2025) la interpreta attraverso forme sensuali che cambiano scala e prospettiva. Anche gli anelli, simmetrici o irregolari, bombati o avvolgenti, reinterpretano l’archetipo della fascia in oro degli anni ’70 come oggetti del desiderio pensati per essere combinati, sovrapposti e mostrati.
Gemelle, collier (1971)
Esposti accanto alle immagini che hanno ispirato, questi gioielli rivelano l’intimo legame tra l’oggetto e chi lo indossa, uno dei temi centrali della mostra.
Tra le prime Maison di gioielleria a comprendere che l’immagine poteva essere rivoluzionaria quanto il design stesso, Pomellato ha affidato le proprie campagne ai fotografi più influenti della fine del Novecento, costruendo nel tempo un archivio fotografico senza equivalenti nel mondo della comunicazione della gioielleria.
Tutto ebbe inizio con la campagna Gemelle del 1971, quando Gian Paolo Barbieri immortalò i girocolli Gemelle in un doppio ritratto dalla composizione serrata che rompeva con le convenzioni statiche della pubblicità di gioielli.
Negli anni ’80, le potenti immagini in bianco e nero ad ‑alto contrasto‑ di Helmut Newton inserirono catene e bracciali Pomellato in scene audaci e cinematografiche, trasformando le campagne in veri e propri manifesti visivi.
Più che limitarsi a mostrare i gioielli, queste campagne iniziarono progressivamente a mettere al centro le donne stesse. Nella campagna realizzata da Herb Ritts nel 1990, ad esempio, corpi ricoperti d’argilla, evocazione di antiche statue, sono adornati da gioielli lucenti: corpo e gioiello vengono trattati come forme scultoree parallele e inseparabili.
Al Palais de Tokyo, queste immagini trovano posto come opere d’arte a pieno titolo, restituendo l’ambizione originaria di campagne concepite fin dall’inizio come molto più di semplici fotografie di prodotto.
Negli anni ’90, la comunicazione visiva di Pomellato si orienta con decisione verso il racconto della personalità: ritratti intimi e intensi che mettono in luce la forza e l’individualità della donna Pomellato.
Le inquadrature ravvicinate di Snowdon, le immagini di sfida femminile di Javier Vallhonrat e i ritratti dal taglio documentaristico realizzati da Michel Comte di Geraldine Chaplin e Catherine Deneuve, tra gli altri, spostano l’attenzione da come una donna appare indossando un gioiello a chi è realmente. Mai musa, sempre protagonista.
Questa prospettiva costituisce il filo conduttore di tutte le rivoluzioni di Pomellato. Dall’intuizione originaria di Pino Rabolini fino a Pomellato for Women, la piattaforma lanciata nel 2017 dedicata alla parità di genere e alla lotta contro la violenza sulle donne, ogni rivoluzione è stata ispirata dalle donne, creata per le donne e dedicata alle donne.
Che Le Joaillier Révolutionnaire trovi la propria sede al Palais de Tokyo, luogo in cui moda, arte e idee si incontrano, appare naturale; che apra in concomitanza con Pomellato Stile Libero, la nuova collezione di Alta Gioielleria della Maison, lo è ancora di più.
“Pomellato Stile Libero è uno stato d’animo: la libertà di seguire il proprio istinto, di avere il coraggio di unire competenze e maestria. È una creatività che si esprime senza timore: raffinata, libera e animata da una provocazione discreta e consapevole”
Composta da 65 creazioni, la collezione racchiude l’uso distintivo del colore, i volumi scultorei, l’innovazione tecnica e l’eccezionale savoir-faire che da sempre caratterizzano Pomellato. Tra queste, Audace reinterpreta l’emblematica catena Gourmette, conservata negli archivi della Maison e risalente al 1972, in una struttura modulare in oro rosa impreziosita da diamanti bianchi e bruni; in Drops of Paraíba, 21 tormaline Paraíba taglio pera si inseriscono in una composizione fluida e irregolare grazie al serti libre di Pomellato; la collana Arabesque, realizzata in collaborazione con l'artista francese Sara Bran, presenta invece una struttura traforata in oro rosa scolpita a mano, dai motivi che richiamano il merletto, illuminata da 18 diamanti taglio rosa e 4.123 diamanti taglio brillante.
Presentate insieme, la mostra e la nuova collezione di Alta Gioielleria rappresentano al tempo stesso un nuovo capitolo e una conferma. Rivelano la continuità di una visione che guida la Maison da quasi 60 anni: il gioiello come espressione dell’identità personale, scelto liberamente dalle donne che lo indossano. Una visione che non si è limitata a riflettere l’evoluzione dei costumi, ma ha contribuito a plasmarla.
“In Pomellato, ogni vera rivoluzione nasce dal coraggio di sfidare le convenzioni e continua a vivere nella libertà che riesce a rendere visibile.”
Pomellato Stile libero, Attache necklace in the making (2026)
Nel novembre 2024, presso la Fosun Art Foundation di Shanghai, Pomellato ha presentato la sua prima mostra in assoluto intitolata «Art & Jewelry», che ha messo in luce mezzo secolo di creatività, raccontato attraverso iconiche campagne pubblicitarie e le creazioni più emblematiche della Maison. Scopri questa retrospettiva grazie a Kering Highlights.