Visita alla Manifattura Ginori: il patrimonio vivente di Ginori 1735

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    22 luglio 2026

    Visita alla Manifattura Ginori: il patrimonio vivente di Ginori 1735

    Sesto Fiorentino si trova poco oltre il margine settentrionale di Firenze, là dove la città lascia spazio a distese industriali pianeggianti incorniciate dagli Appennini. Qui, una caratteristica torre dell’acqua in mattoni rossi, con il nome Ginori scritto in lettere bianche, domina un vasto insieme di bassi edifici produttivi del dopoguerra. Alle otto suona una sirena e centinaia di artigiani varcano l’ingresso, molti dei quali portano avanti una tradizione familiare tramandata da generazioni. Siamo nella Manifattura Ginori, fondata nel 1735 e oggi la più antica manifattura di porcellana ancora in attività in Italia. In questo articolo entriamo nei laboratori, negli archivi e negli atelier della Manifattura, custode di un patrimonio vivente. 

    Brève histoire de Ginori 1735

    La storia comincia 14 chilometri più lontano, nella villa della famiglia Ginori a Doccia, alle porte di Firenze. È qui che il marchese Carlo Andrea Ginori, patrizio fiorentino colto e affascinato dall’“oro bianco”, decise di fondare una fabbrica di porcellana in un Paese privo di una tradizione in questo ambito, immaginando una Manifattura capace di confrontarsi con i grandi nomi europei.

     

    Al di là delle Alpi, Meissen aveva già raggiunto la maestria nella produzione della porcellana dura, mentre Sèvres si stava affermando come punto di riferimento per le porcellane da tavola più raffinate. Ma laddove queste manifatture privilegiavano la misura e palette cromatiche attenuate, la Manifattura di Doccia abbracciava il colore: blu e verdi intensi, tonalità agrumate, motivi floreali esuberanti e pigmenti audaci, nel solco dell’eredità medicea della sperimentazione nel campo della ceramica e della cultura artistica toscana.

     

    Già nel XVIII secolo, la porcellana Ginori ornava le tavole delle grandi dimore europee, incarnando un’eleganza profondamente fiorentina, sospesa tra classicismo e modernità. Nei secoli successivi, la Manifattura si è ampliata e trasformata, diventando nel XIX secolo la società ceramica Richard Ginori, prima di entrare nel gruppo Kering nel 2013. Eppure, lungo tutta la sua evoluzione, i processi produttivi fondamentali sono rimasti sostanzialmente invariati. 

     

    Tre secoli di storia in divenire

    Al piano superiore della fabbrica si trova il reparto modellazione: una sala in cui file di forme in gesso affollano le pareti e lunghi banchi da lavoro portano i segni di decenni di utilizzo. Qui, i maestri scultori traducono gli schizzi dei designer in stampi tridimensionali in gesso. Il lavoro richiede una precisione straordinaria: durante la cottura la porcellana può perdere fino al 12% del proprio volume, e ogni misura deve anticipare questa contrazione. 

    Nei laboratori di colaggio del piano inferiore, l’impasto liquido, composto da caolino per plasticità e bianchezza, feldspato per consentire la vetrificazione e quarzo per resistenza e densità, viene versato negli stampi e lasciato riposare. Mentre il gesso poroso assorbe l’acqua, uno strato solido si forma gradualmente lungo le pareti interne dello stampo. Quando è pronto, lo stampo viene aperto e rivela il crudo: il pezzo di porcellana non ancora cotto, morbido e opaco.  

    Manici, pomoli, beccucci e altri dettagli vengono poi aggiunti a mano, mentre lame e spugne eliminano le imperfezioni prima della prima biscottatura, a circa 1.000 gradi Celsius, che indurisce il corpo ceramico.

    Segue l’invetriatura. Ogni pezzo viene immerso in una sospensione di acqua e quarzo prima della seconda cottura, a 1.400 gradi, un processo che vetrifica la superficie, elimina la porosità e dona alla porcellana la sua caratteristica finitura dura, bianca e traslucida. Se il pezzo deve essere decorato, come spesso accade, è necessaria una terza cottura per fissare per sempre colori, metalli e motivi nello smalto. 

    L’arte del gesto 

    L’atelier di pittura, la Pittoria, è lo spazio più raccolto della Manifattura, dove il ritmo regolare dei pennelli sulla porcellana è l’unico suono a interrompere il silenzio.  

    Qui, alcuni artigiani sono specializzati nella filettatura in oro a mano libera: un sottile filo di metallo che segue il bordo di un piatto o il labbro di una tazza, così personale nel peso e nella curvatura che i colleghi sono in grado di riconoscere a colpo d’occhio il lavoro gli uni degli altri.

    Altri applicano decalcomanie, fogli stampati con motivi decorativi, oppure lavorano con l’aerografo, costruendo gradazioni tonali che richiedono mano ferma e occhio allenato. Per le collezioni più esclusive, la pittura a mano segue la tecnica dello spolvero, ereditata dall’affresco rinascimentale: un cartone perforato trasferisce il disegno sulla porcellana prima dell’intervento a pennello. 

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    Un solo pezzo di porcellana può richiedere dalle sei alle otto ore di lavoro, passare attraverso le mani di cinque-otto artigiani e restare oltre otto giorni in Manifattura, dal primo colaggio al controllo finale, dove solo gli oggetti impeccabili arrivano infine sulla tavola. 

    Reinventarsi nella continuità 

    L’Archivio Voltone: tre secoli di stampi in gesso  

    Oltre un corridoio del piano superiore, superato il reparto modellazione, si trova l’Archivio Voltone. In questa galleria voltata, gli scaffali raggiungono i cinque metri di altezza e custodiscono centinaia di migliaia di stampi originali in gesso: la memoria di quasi tre secoli di produzione, dalle sculture barocche ai rilievi classici, fino a tutte le collezioni per la tavola create da Ginori nel corso della sua storia.  

    È l’archivio vivo della Maison, una risorsa che designer e team di produzione consultano per ritrovare pezzi storici, individuare precedenti e comprendere non solo ciò che la Manifattura ha creato, ma anche ciò che è ancora capace di realizzare. È un approccio che da sempre definisce la filosofia di Ginori: fedeltà al patrimonio e libertà nella reinvenzione, insieme a un’apertura verso voci esterne capaci di muoversi tra entrambe le dimensioni.

    Il dipartimento Design: dove la tradizione incontra la visione contemporanea  

    In questo spirito, Gio Ponti divenne direttore artistico nel 1923, introducendo il rigore geometrico della collezione Labirinto e contribuendo ad affermare la Manifattura sulla scena internazionale, in particolare con il Grand Prix ottenuto all’Esposizione di Parigi del 1925. Nel dopoguerra, Giovanni Gariboldi proseguì nella stessa direzione e la sua collezione Colonna, modulare, impilabile e radicalmente moderna, vinse nel 1954 il primo Compasso d’Oro italiano. 

     

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    Gio Ponti Labirinto
    Luke Edward Hall Il Viaggio di Nettuno

    Più di recente, il designer britannico Luke Edward Hall ha creato Il Viaggio di Nettuno, le cui vivaci immagini mitologiche greco-romane valorizzano l’intero repertorio delle tecniche della Pittoria. Progetti come Ginori Domus, Ginori Arte e, più recentemente nel 2026, Officina Ultra esplorano nuove relazioni tra luce, ombra, volume e spazio domestico, portando la porcellana verso l’arredo, l’illuminazione e le fragranze per la casa. 

    Una tradizione che si tramanda 

    All’uscita, il percorso torna indietro attraversando lo spazio silenzioso della Pittoria, i banchi della modellazione ancora velati di gesso e l’archivio di stampi del Voltone; prosegue poi al piano terra tra laboratori di colaggio, vasche di invetriatura e forni, fino al cortile, sotto la torre dell’acqua, mentre la giornata volge al termine. 

    Il ritmo costante che vive nella Manifattura Ginori attraversa il lavoro stesso: dal liquido al solido, dal bianco al colore, dal passato al futuro. E domani mattina, alle otto, quando la sirena suonerà e gli artigiani varcheranno la soglia a Sesto Fiorentino, tutto ricomincerà. Tre secoli di savoir-faire della porcellana, custoditi come pratica viva, trasmessi da mani che hanno imparato da altre mani. 

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